La giornata finisce, ma dentro continua. Ripassiamo una conversazione, anticipiamo un problema, passiamo da una preoccupazione alla successiva. In quei momenti può nascere il desiderio di trovare un interruttore: spegnere tutto e finalmente riposare. È una richiesta comprensibile. Per avvicinarsi all’autoipnosi, però, può essere più utile un’altra domanda: posso imparare a orientare diversamente la mia attenzione e il modo in cui affronto questo momento?
L’autoipnosi merita di essere conosciuta come una possibilità di apprendimento, con obiettivi concreti. Le ricerche offrono motivi di interesse, ma vanno lette distinguendo il sollievo immediato da un cambiamento stabile e l’esperienza personale da una prova di efficacia.
Che cosa si fa durante l’autoipnosi
Nell’autoipnosi la persona conduce su di sé una pratica ipnotica, utilizzando attenzione e suggestioni orientate a un obiettivo. Una suggestione è un invito a sperimentare un cambiamento: per esempio immaginare una sensazione di maggiore comodità o affrontare mentalmente una situazione con più calma. (Eason e Parris, 2019).
L’ipnosi non coincide con il sonno e la persona mantiene consapevolezza di quanto accade. Il rilassamento può accompagnare l’esperienza, ma non occorre interpretare ogni seduta come una prova da superare. La risposta varia fra individui: non ottenere un effetto atteso non è una colpa, né dimostra scarsa volontà (Mayo Clinic, 2026).
Imparare una pratica e non soltanto ascoltare una voce
Un audio può essere un supporto. L’obiettivo formativo, tuttavia, può andare oltre l’ascolto: comprendere la procedura, riconoscere le proprie reazioni e acquisire progressivamente autonomia.
Eason e Parris (2019), in una revisione di 22 studi randomizzati, hanno rilevato risultati complessivamente favorevoli all’autoipnosi in diversi ambiti clinici. Gli autori sottolineano il valore dell’insegnamento come abilità autonoma e della pratica preliminare.
Sul piano educativo, proponiamo di partire da domande semplici: che cosa sto cercando di imparare? Quale cambiamento sarebbe utile nella mia giornata? Come potrò accorgermene? Sono criteri per dare una direzione al percorso.
Che cosa mostrano gli studi sullo stress
Uno studio randomizzato su 95 partecipanti ha confrontato un programma di cinque incontri settimanali di ipnosi di gruppo, con registrazioni per la pratica domestica e un opuscolo, con il solo opuscolo informativo. Il gruppo che seguiva il programma riportava meno stress dopo cinque settimane; una differenza era ancora presente alla valutazione a dodici settimane (Fisch et al., 2020).
Dare al percorso un obiettivo osservabile
Come orientamento pratico, può essere utile scegliere un obiettivo circoscritto: concedersi una pausa prima di rispondere a una comunicazione difficile, oppure arrivare meno contratti a un impegno. L’idea non è promettersi di non provare mai più tensione, ma individuare una situazione nella quale sperimentare una risposta diversa.
Si può tenere una breve nota personale: com’ero prima, com’ero dopo, che cosa è successo nella situazione concreta? Serve a discutere il percorso con maggiore precisione, senza affidarsi soltanto all’impressione più recente.
Anche l’assenza di beneficio è un’informazione. Può suggerire di rivedere l’obiettivo, confrontarsi con chi accompagna la pratica o scegliere un’altra strada. Non tutto deve essere risolto attraverso la stessa tecnica, e non ogni difficoltà richiede di impegnarsi ancora di più.
Autonomia significa anche riconoscere i limiti
L’autoipnosi non sostituisce accertamenti o cure. Se ansia, insonnia, dolore o altri sintomi persistono e interferiscono con la vita, occorre una valutazione appropriata. In presenza di importanti difficoltà psicologiche è prudente parlarne con il professionista curante prima di intraprendere pratiche autonome.
L’autoipnosi può essere esplorata come risorsa personale, mantenendo curiosità, aspettative realistiche e attenzione ai risultati concreti.
Per conoscere i percorsi di ipnosi e autoipnosi di ALTHEA e valutare un primo orientamento, consulta la pagina dedicata. Ipnosi e autoipnosi ad ALTHEA
Dr. Antonio F. P. Allegretta
Bibliografia essenziale
Eason, A. D., & Parris, B. A. (2019). Clinical applications of self-hypnosis: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice, 6(3), 262–278. Testo e DOI
Fisch, S., et al. (2020). Group hypnosis for stress reduction and improved stress coping: A multicenter randomized controlled trial. BMC Complementary Medicine and Therapies, 20, 344. Articolo originale
Rosendahl, J., Alldredge, C. T., & Haddenhorst, A. (2024). Meta-analytic evidence on the efficacy of hypnosis for mental and somatic health issues: A 20-year perspective. Frontiers in Psychology, 14, 1330238. Revisione completa
Tran, N., et al. (2026). Effects of app delivered self hypnosis on stress management. npj Digital Medicine, 9, 11. Pubblicazione online il 18 dicembre 2025. Articolo originale
Mayo Clinic (2026, 28 maggio). Hypnosis. Scheda informativa